La galleria d’arte ART&CO nell’ambito di Parma 360 presenta la mostra MUSE, un incontro di stili attraverso i diversi sguardi di Marco Catellani e Leonardo Lucchi, che interpretano la figura femminile. 

Le Muse nella mitologia greca e poi latina sono le nove figlie di Zeus e di Mnemosine, dea della memoria, rappresentavano l’ideale supremo dell’arte e dell’ispirazione artistica, successivamente a partire dall’epoca ellenistica diventano ognuna protettrice di una delle arti. 

Dal Cantami o diva omerico alle prime liriche, gli autori si rivolgono sempre alle Muse per essere guidati, perchè venga trasmesso loro il dono dell’espressione artistica: nonostante l’etimologia non sia chiara, di certo da qui hanno origine parole importantissime quali Museo o Musica. 

Nel corso dei secoli il concetto di Musa ha subito cambiamenti sostanziali, da detentrice dell’arte ha cominciato a diventarne ispirazione, le Muse ispiratrici, quasi sempre donne, sono quelle che hanno dato nuovi imput agli artisti o hanno posato per loro, sono diventate volto quasi perenne dei loro lavori, donne che hanno influenzato il loro operato sempre però in modo quasi silenzioso, a volte solo con la propria presenza. Sembra quindi che il ruolo stesso della musa, nei secoli, sia stato depauperato della potenza iniziale, da padrone dell’ispirazione a veicolo attraverso cui gli artisti si esprimono. 

D’altro canto questo cambiamento ha tolto l’esclusività divina dell’ispirazione artistica, permettendo a tutte le donne, divine ognuna a suo modo, di poter diventare Muse. Attraverso le opere di Marco Catellani e le sculture di Leonardo Lucchi la mostra racconta quindi la figura femminile nelle sue mille sfumature, dalla bagnante dal volto coperto alla ragazzina sull’altalena, dal nudo d’ispirazione classica alla madre con in braccio il suo bambino, muse contemporanee e quotidiane, che non hanno bisogno di divini natali per essere protagoniste dell’atto artistico.

Le opere di Marco Catellani sono maschere. Le maschere pirandelliane che ogni giorno l’uomo si impone, maschere suggerite a loro volta dal contesto sociale in cui veniamo inseriti, volute sì da noi stessi ma create in realtà da chi ci sta intorno. Questa personalità è in realtà un’illusione e scaturisce dal sentimento soggettivo che si ha del mondo: sembra che i personaggi e le donne di Catellani ne siano loro malgrado consapevoli, sono attrici  mute che però ci raccontano una storia, l’immutabilità della loro forma è comunque inserita in un preciso contesto, esiste, è una condizione comune e va raccontata.

I personaggi vengono realizzati sempre nello stesso modo, decisamente caratteristico e che rende immediatamente riconoscibili le sue opere ed il suo segno. La ripetizione delle figure umane in alcuni lavori potrebbe suggerire una visione della realtà come flusso e movimento continuo: le figure create da Catellani rimangono invece fisse e fissate in una forma, sono sì in divenire continuo e sono parte del fluire della vita, ma tendono a cristallizzarsi e a rimanere in quella realtà che loro stesse si creano.

Tante sono le ispirazioni e le fonti dell’arte di Catellani, dal segno di Keith Haring a Capogrossi fino ad arrivare all’antica arte egizia, canonizzata e regolata da precise norme legate alla sfera religiosa e caratterizzata dalla ripetizione di soggetti dalle forme essenziali ed eleganti, mai prive di significati sacri. Analogamente anche la ripetizione delle figure in Catellani ed il loro spazio bidimensionale sembra avere un aspetto rituale: le schiere pur essendo composte da diverse figure diventano quindi simbolo della mancanza di personalità del singolo.

Questo modus operandi dell’artista, nella sua immutabilità, finisce per funzionare come un segno, diventa un significante che con la sua forma diversa ma immodificabile, esprime il medesimo significato.

Marco Catellani nasce nel 1951 a Cavriago (RE), si diploma all’Istituto d’Arte “G.Chierici” di Reggio Emilia, sezione ceramica, seguendo i corsi di Vivaldo Fornaciari, Giannino Tamagnini, Gigi Ferretti. Il suo interesse si concentra successivamente sulla pittura, che porta avanti parallelamente all’attività professionale, prendendo parte a mostre personali e collettive. Dal 2006 si dedica esclusivamente alla ricerca artistica .Il lungo percorso di ricerca passa dai temi classici come la natura morta, il paesaggio, il ritratto, alle esperienze dell’Espressionismo tedesco e delle Avanguardie storiche, ad alcune incursioni nel campo dell’astrazione, fino ad approdare alla Pop Art.

E’ qui che si sviluppa l’attuale percorso artistico caratterizzato da una doppia linea nera che conchiude tagli perpendicolari e che dà corpo a figure stilizzate che rendono il suo lavoro immediatamente riconoscibile.

[…] è venuta l’ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso. […]

la leggerezza è qualcosa che si crea nella scrittura, con i mezzi linguistici che sono quelli del poeta, indipendentemente dalla dottrina del filosofo che il poeta dichiara di voler seguire. […]La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso.

Italo Calvino, Lezioni Americane

La prima sensazione che si prova davanti alle meravigliose sculture di Leonardo Lucchi è proprio quella della leggerezza. L’artista toglie magistralmente il peso, anche fisico in questo caso, dalle proprie creazioni sfidando la forza di gravità e offrendoci equilibri apparentemente impossibili. Le opere di Lucchi ricordano una poesia, a volte un sonetto o una ballata di Cavalcanti o una poesia di Montale, a volte una filastrocca.

Nell’ispirazione c’è molto più del soggetto femminile, Lucchi riesce ad esprimere il sentimento momentaneo e sfuggente delle donne che crea, sembra di essere di fronte ad un fotogramma cinematografico o ad una foto presa dal palcoscenico.

Leonardo Lucchi nasce nel 1952 a Cesena, dove vive e lavora. Il suo studio è situato nel cuore della città: qui l’artista intende offrire un luogo d’incontro e di scambio culturale ed umano accessibile a tutti, nel quale si respiri quell’aria carica di emozioni e sentimenti che è alla base di ogni ispirazione ed espressione artistica. In più di trent’anni di attività artistica espone in diverse città italiane, a partire da Roma: Modena, Venezia, Firenze, Ferrara, Milano, Bologna, Palermo, Messina, Bari. È molto apprezzato in Francia, dove è spesso invitato ad esporre: St. Paul de Vence, Nancy, Grenoble, Poitiers, Annecy, Besançon e Toulouse sono solo alcune delle città che gli rendono omaggio. All’estero ha esposto inoltre a Londra, Parigi, Lussemburgo, Basilea, Ginevra, Gent (Belgio).

 

LUOGO DI ESPOSIZIONE

ART&CO – B.go Palmia, 4/B